Nelle nebbie di Londra, nel cuore di un XIX secolo diviso tra rigore vittoriano e impeto creativo, una figura si staglia … sottile, slanciata, quasi irreale.
Elizabeth Eleanor Siddal, che tutti un giorno chiameranno “Lizzie”, avanza nella città come un segreto mal custodito. Ben presto Lizzie diviene l’ossessione silenziosa dei Preraffaelliti, quel circolo di artisti rivoluzionari fondato da Rossetti, Millais e Hunt.

È John Everett Millais a farne un’icona nel dipinto Ophelia, oggi esposto alla Tate Gallery di Londra. Ofelia, la giovane donna che galleggia in un ruscello ai limiti della follia, è un personaggio profondamente toccante della tragedia Amleto di William Shakespeare.
Ofelia muore molto giovane, divorata dal dolore, testimone di una storia di controllo e manipolazione: precipita nella follia dopo l’assassinio di suo padre, Polonio, per mano del suo amante, Amleto.
Shakespeare volle far scegliere ad Ofelia un altra via d’uscita quando il mondo attorno a lei divenne insopportabile. La sua discesa non fu un fallimento, ma una risposta razionale e straziante a un mondo che non le offriva altra scelta.
Il paesaggio del quadro venne dipinto dal pittore preraffaellita durante il suo soggiorno presso l’amico William Holman Hunt, in una fattoria del Surrey, nell’estate e nell’autunno del 1851,1852 . Due anni , due stagioni per terminare il dipinto al fine di poter rappresentare tutta la flora esistente intorno all’acqua del ruscello , cogliendone le fioriture in diversi momenti dell’anno , una ricerca meticolosa quasi ossessiva. Questo perché alcuni fiori sono stati citati da Shakespeare nella tragedia, altri il pittore li ha aggiunti per il loro valore simbolico.
Una modella per William Hunt : Lizzie Siddal , la sola a poter dar volto al personaggio shakespeariano, ma che per tutti è stata purtroppo solo una semplice musa….la bella Ofelia, la donna dai capelli di fuoco.

Ma la nostra epoca rivisita i miti e la cultura vittoriana e nel 2025 Céline Devalan, autrice e regista formata al Cours Florent e al Théâtre National de Chaillot, affascinata a sua volta dall’atmosfera irreale del quadro di Millais permetterà a Lizzie di uscire dal dipinto dandole vita nella pièce Le Mystère Ophelia.
Perché tutto ciò sia accaduto è un mistero che oggi cerchiamo di svelarvi !
È necessario comprendere che esistono luoghi che nella realtà non esistono, se non in quello spazio fragile che separa un quadro dal suo spettatore.
Uno spazio sospeso, una camera d’echi dove le voci del passato si mescolano a quelle del presente.
Ed è lì, sul bordo di un’acqua immobile, che inizia questa storia.


Lizzie è seduta su una roccia ricoperta di muschio. Come descrivere questa donna nata nel 1829, modista, modella, pittrice, poetessa ….il cui pallore sembra assorbire la luce?
Dal suo passaggio sulla terra conserva una dolcezza febbrile, un sorriso timido e, negli occhi, quell’ombra sottile che la società vittoriana non ha mai voluto vedere.
Attorno a lei, le erbe ed i fiori ondeggiano come se il quadro respirasse.
L’acqua scorre, chiara, silenziosa, pronta ad accogliere ancora una volta un’Ofelia che questa volta non annegherà.
Ma Lizzie aspetta qualcuno.
Ecco …una donna appare alla svolta del sentiero.
Rossa di capelli, moderna, dallo sguardo vivo.
Tiene un taccuino stretto contro il petto, come un cuore di carta.
È Céline Devalan, autrice e regista, venuta da un tempo in cui le donne possono finalmente prendere la parola — ma in cui devono ancora, talvolta, conquistarla.

Lizzie si alza, stupita.
Lizzie — Voi… potete vedermi?
Céline — Come potrei non vedervi? Vi cerco da anni.
Lizzie — Nessuno mi ha mai cercata …mai. Mi hanno guardato, e basta… ero solo un’immagine.
Céline— È proprio per questo che sono qui. Per restituirvi una voce. Una storia. La vostra.
Lizzie sorride, come se un peso si alleggerisse, e racconta, piano: la sua infanzia a Londra, il lavoro in una modisteria. Poi l’incontro con i pittori preraffaelliti …Deverell, Hunt, Millais, Rossetti.
Le lunghe sedute di posa, le vasche gelide, la tubercolosi che la attanaglia.
E il grande amore per Dante Gabriel Rossetti: passione d’artista, passione di possesso.

Céline ascolta, poi parla a sua volta.
Racconta il suo percorso: il teatro come rifugio, come arma, come verità.
Il suo desiderio di un’arte popolare e poetica, la voglia di narrare storie che in principio forse disturbano ma che illuminano, catturano, fanno riflettere.
Celine racconta a Lizzie come sia nata l’idea di scrivere Le Mystère Ophelia, quella necessità profonda di dare un volto umano alla musa dimenticata, di restituirle finalmente il posto che merita nella storia dell’arte …un’artista non solo una musa !

Lizzie — Voi avete scritto …di me.
Céline — No. Ho scritto per voi.
Lizzie — Mi hanno ammirata…senza mai cercare di sentire la mia voce .
Céline — Io ho da sempre desiderato ascoltarvi.
Il paesaggio trema, come se la tela di Millais si dispiegasse intorno a loro.
Fiori fluttuano senza cadere, luci scorrono come pennellate. L’Ofelia del quadro mormora, lontana.
Lizzie si avvicina a Céline.
Lizzie — Perché proprio me? Con tante donne dimenticate…
Céline — Perché il vostro silenzio urla. Perché vi hanno confusa con una morta immaginaria, e questa confusione vi ha inghiottita. Si ricordano della musa …ma hanno cancellato la donna
e nel vostro caso anche l’artista.
Lizzie — Per loro ero Ofelia.
Céline — Per me siete Lizzie.
Le parole si infrangono come vetro sotto la luce.
Il dialogo riprende sulla riva dell’acqua.
Lizzie — Avete paura, a volte, che le storie vi divorino?
Céline — Spesso. Ma le scrivo proprio per non perdermi.
Lizzie — Io non ci sono riuscita.
Céline — Non è colpa vostra. L’epoca in cui avete vissuto negava alle donne l’esistenza all’infuori del dogma e ne impediva la minima fuga.
Un soffio passa. Lizzie respira profondamente, come se inspirasse finalmente l’aria di un secolo che le era mancato.
Lizzie — E chi posso divenire nella vostra pièce ?
Céline — Di sicuro non una vittima né una musa. Una donna che ha cercato di esistere liberandosi dalla sua condizione, imponendosi come artista, dipingendo come allora era permesso solo ad un uomo !
Lizzie — Allora descrivetemi così.
Céline — L’ho già fatto.
Céline apre il suo taccuino. Le pagine frusciano.
Le frasi scritte diventano lucciole attorno a Lizzie.
Una nuova luce illumina il suo viso.
Lizzie — È questo, essere viva?
Céline — Forse questo è rivivere : essere raccontata diversamente, essere vista in un’ottica diversa .
Lizzie tende la mano verso l’acqua.
La superficie riflette non più un’Ofelia morente, ma una donna in piedi.
Le due donne si guardano, un secondo sospeso fuori dal tempo.
Lizzie — Grazie per avermi cercata.
Céline —Grazie per avermi affascinata quel giorno alla Tate Gallery
Lizzie — Portatemi con voi.
Céline — Lo faccio. Ogni sera. A Teatro .
Le luci si spengono lentamente. Rimane solo l’eco di una voce ritrovata.
Céline sorrise, chiuse il taccuino e rientrò nel mondo reale, dove ormai Lizzie l’aspettava ogni sera: sulla scena . Nella luce, viva… per sempre!

Il vento di Avignone le sfiorò il viso mentre usciva dal teatro.
Il cielo della sera, ancora caldo di sole, sembrava vibrare leggermente… quasi come se un filo invisibile continuasse a collegare la drammaturga all’altro mondo, quello in cui l’acqua fluttuava nell’aria e una donna dai capelli rossi parlava finalmente con la propria voce.
Céline inspirò profondamente.
Il rumore degli spettatori dietro di lei, le loro risate, i loro commenti: tutto suonava come un’eco rassicurante, terrestre, solido.
Pensò: Il sogno è passato sulla scena. E lì rimarrà.

La mattina seguente, una giornalista indipendente l’aspettava in un caffè discreto, vicino alle mura antiche. Voleva intervistarla su ciò che rendeva così particolare il suo spettacolo Le Mystère Ophelia.
Céline arrivò con un taccuino sotto il braccio, un po’ di stanchezza nei tratti, ma una nuova lucidità nello sguardo . La conversazione cominciò …in modo naturale,sereno:
— La sua pièce sembra abitata da una presenza, un soffio. Da dove nasce questa sensazione che il confine tra vita reale e immaginazione sia così permeabile?
« In tutta sincerità credo che i personaggi di alcune storie non si accontentino di essere raccontati ma ritornano per testimoniare . Lizzie Siddal è una di queste figure. Quando ho iniziato a lavorare a Le Mystère Ophelia, ho avuto la strana… e dolce… sensazione che mi parlasse, che fosse accanto a me come un’ombra. Non una voce che detta cosa scrivere, no…piuttosto un soffio, una presenza discreta ai bordi della pagina. Ho avuto l’impressione che Lizzie camminasse tra due mondi, e ho cercato di seguirla.»

— È per questo che lo spettacolo Le Mystère Ophelia inizia con un passaggio onirico, dove la Lizzie del passato ci parla con un’intensità quasi contemporanea?
«Esattamente. Volevo rompere con l’idea che Lizzie appartenga solo all’Ottocento. Per me, lei appartiene ad uno spazio temporale a se, all’“intermedio”! E solo in questo tempo sospeso può rivelarsi, raccontare ciò che non è mai stato scritto su di lei, dialogare con noi… in altre parole, tornare ad essere viva. Ma non è un fantasma. E non è nemmeno una “revenante” . È una donna che si è dimenticata di essere viva, e che ora… reclama di esistere.»
— Chiudendo il taccuino ieri sera, ha avuto la sensazione che Lizzie la stesse lasciando? O che restasse per sempre ?
« In effetti Lizzie non mi lascia mai davvero. È in me e riaffiora… Lizzie circola tra le pagine, tra le scene, tra i sogni. Tra il mondo in cui ha vissuto e quello in cui raccontiamo oggi la sua storia. Credo che continui a camminare tra questi due mondi, e che il teatro le offra finalmente un percorso stabile, luminoso, di grande respiro . Ogni sera, quando entro in scena e il pubblico trattiene il fiato, penso: — Ecco, Lizzie è tornata… e stavolta sentiamo la sua voce .»
— Dopo il successo nel 2025 della pièce teatrale Le Mystère Ophelia, nel 2026 lancerà un nuovo progetto: “Return to the Limelight ” . Ci può dire di più su questo spettacolo, e perché ha scelto come palcoscenico un luogo così particolare come la cappella dell’Highgate Cemetery a Londra?
«Return to the Limelight nasce dal desiderio di interrogare il rapporto tra memoria, scomparsa, celebrità e oblio. Sono stata da sempre affascinata dagli spiriti ardenti, dalle vite spesso tragiche degli artisti che hanno vissuto “fra le luci” e i clamori del pubblico…per poi scivolare nell’ombra… nella notte… o nell’oblio. Creare un ponte tra queste vite spente e il nostro presente…mi affascina . Questo prossimo spettacolo non è un omaggio, piuttosto una riparazione. Ridare vita a ciò che la storia ha lasciato da parte, restituirgli il posto che merita.»
— Qual è il materiale drammatico di Return to the Limelight?
«Lo spettacolo cercherà di esprimere una verità che è universale: la fragilità della celebrità di fronte al passare del tempo. Parleremo d’amore, d’arte, di rimpianti, di promesse impazzite ed orizzonti spezzati. Ma soprattutto metterà in scena il pressante desiderio di far rinascere ciò che dormiva nell’oblio »

— Nelle sue collaborazioni aTeatro con La Petite Vadrouille si evince un gusto per le messe in scena in cui si mescolano testo, immagini, poesia, spazio. Come sarà la mise en scène nel nuovo progetto?
«L’estetica sarà, spero, all’altezza del tema. La Cappella di Highgate non è un teatro classico: niente quinte, nessuno spazio convenzionale. Le pietre, le vetrate, le ombre delle candele, l’eco dei passi: tutto farà parte della scena. Useremo voci fuori campo, un’atmosfera vittoriana illuminata da fragili candele , testi che risuonano come monologhi interiori o indirizzi diretti al mondo di Lizzie.
Il pubblico sarà quasi “dentro” l’opera: tra il visibile e l’ambiguo, il tangibile e lo spettrale. Vorrei che, quando la luce si spegnerà, ciascuno possa percepire il peso di una vita passata e la possibilità della sua rinascita.»
— Quali sfide anticipa? E cosa spera di offrire al pubblico londinese (e non solo) ?
«Molte sfide… in primis il luogo stesso: una cappella storica, protetta, con vincoli tecnici , come l’acustica, la scelta dell’illuminazione, la sicurezza. Sarà necessario rispettare il luogo, la sua storia, creando al suo interno uno spazio accogliente , dando vita ad un’ atmosfera che sensibilizzi lo spettatore al passaggio dall’’irreale al reale , alla rinascita del mito .Riuscire a far accettare al pubblico questo mix una di poesia e dramma, chiedendo agli spettatori di entrare in uno spazio di memoria, fragilità, gravità… come in un passaggio, un portale del tempo. Ed infine la barriera linguistica…poiché parlerò inglese… con il mio piccolo accento francese!
E giocherò anche su questo perché Lizzie è inglese ma è con me che ha dialogato !
Vorrei che ciascuno tornasse a casa con la certezza che la memoria può salvare ciò che credevamo perduto.»
— Ha un messaggio per chi verrà a vedere la pièce a Londra il 22 e 23 settembre 2026?
«Sì. In fondo, Return to the Limelight non è solo uno spettacolo: è una promessa…che la luce, anche fragile, possa tornare su Lizzie Siddal.»

L’evento sarà online su questo sito: https://highgatecemetery.org/events
La giornalista ripose il registratore. Il clic del dispositivo sembrò segnare la fine di un capitolo.
Céline rimase un attimo in silenzio, le dita attorno alla tazza ormai fredda.
Un soffio d’aria entrò dalla finestra del caffè, sollevando una ciocca dei suoi capelli e facendo fremere la tovaglia.
La drammaturga alzò gli occhi verso la strada animata: passanti, risate, la luce tremolante di mezzogiorno sul selciato di Avignone.
Il reale, indiscutibile, solido.
Eppure…
Alzandosi per andare via, il taccuino le cadde leggermente dalla borsa.
Si aprì da solo, come mosso da una volontà discreta.
Una sola pagina…bianca il giorno prima, ora aveva un tratto sottilissimo, quasi un’ombra di grafite.

Come non vedere in quell’ombra una figura di donna impegnata , serena.
Una donna dai capelli ondeggianti.
Un volto rivolto verso l’ispirazione…la luce: Lizzie!
Céline, commossa, chiuse dolcemente il taccuino, un sorriso tranquillo agli angoli delle labbra. Non sapeva se quell’apparizione fosse un frammento di sogno, un’eco di memoria o una mano tesa dall’altra riva. Si limitò ad accogliere quella traccia con una certezza nuova: finché si scriveranno parole, finché si porteranno voci, finché le storie potranno rinascere, Lizzie Siddal non scomparirà più. Céline Devalan attraversò la strada, stringendo il taccuino contro il cuore, e si avviò verso il teatro dove, quella sera, gli spettatori attendevano già che il sipario si alzasse.
E da qualche parte, tra due mondi, una figura dai capelli rossi avanzava al suo fianco …invisibile agli altri… ma profondamente reale per lei.
La storia continuava… come un respiro…
Come una luce che non si spegne mai.
Perché solo l’intelligenza ragiona, costruisce, organizza. Ma l’intelligenza quando si apre e si mette al servizio dell’uomo… allora sì, finisce per toccare il cuore diventando ponte tra due esseri poiché riconosce la sensibilità, la memoria, 4la fragile luce di un’emozione.
Copyright Ely GALLEANI

2 risposte
Molto bello e toccante complimenti 👏👏
Grazie Mauri é stato commovente anche scriverlo !!!