Nulla è più profondo di ciò che appare in superficie

Una immagine fa voltare le persone per strada…sarà un fischio…un commento a rendere palese il fatto di essere stati colpiti da qualcuno che ha risvegliato i nostri sensi. Alle volte anche scambiare uno sguardo per strada ci fa sentire improvvisamente spogli…alla mercè di quell’essere  sconosciuto di cui abbiamo fugacemente incontrato il magnetismo visivo…quasi in quell’attimo il nostro Dna fosse entrato in combustione perpetua con il Dna di quegli occhi anonimi. La ricerca della comunione con un altro essere passa attraverso la comunicazione visiva e questa è l’arte del mostrarsi e dell’ammirare…quasi si creasse un tacito accordo fra chi guarda e chi vuole essere guardato. Un messaggio mandato al mondo da chi si mostra , da chi mette sulla superficie della sua persona tutti i propri contenuti più profondi…alla ricerca di uno scambio…di un fischio di approvazione!

                                                                        hot-pants

All’inizio degli anni 70 la moda delle teen ager imponeva gli hot pans, corti calzoncini attillati che , indossati con stivali di pelle scamosciata al ginocchio , facevano venire caldo anche nei più freddi pomeriggi di inverno.

..Avevo avuto l’idea di farmi confezionare da un caro amico stilista milanese , Mimmo Ferretti , un completino da cardiopalma, in finta pelle bianca…giacca e hot pans….studiati come le tute per correre in moto…con i paragomiti, tante cerniere in rosso e blue…Indossati mi stavano a pennello…ero veramente accattivante…se fossi andata in giro da sola per le strade di Milano avrei ottenuto un certo successo e una serie di apprezzamenti maschili ai quali non ero affatto indifferente. (Ho sempre pensato che se fossi un alieno e volessi conquistare la terra mi travestirei da bella gnocca…e l’invasione sarebbe subito realizzata ! )

                                                   i miei hot-pants

Quel giorno per testarne la potenza decisi di entrare con quell’abbigliamento choc ,  a partita iniziata , nella tribuna centrale dello Stadio di San Siro…un boato….per un attimo migliaia di tifosi dirottarono la loro attenzione  sulla mia figura spaziale, androgina…irreale…ma fin troppo presente …con tutte la sua prorompente fisicità … no, non c’era stato goal ! Mimmo mi fece cenno di sedere…..forse per timore che il successo riscosso da quella mise …andasse oltre…invece il  tifo per il gioco ebbe il sopravvento facendo tornare i valori della pressione sanguigna alla normalità e nessuno badò più a quella bionda esplosiva teen ager !

Durante quegli anni vivevo una specie di …Eldorado…avevo tantissimi amici maschi…tutti innamorati di me…era un piacere scegliere con chi passare la serata o il fine settimana…nessuno di loro mi ammorbava con la gelosia…ognuno pensava solo a trarre il massimo piacere da quell’incontro ed io ero libera di averli tutti… Franco Rapage conoscendo bene questa mia attitudine al divertimento quando seppe dell’invito che , ancora minorenne , avevo ricevuto di passare un weekend a Parigi per accompagnare  due amici a giocare al Circolo della Caccia in rue Tilsit , mi propose di andare a trovare  , nel tempo libero , un suo carissimo amico….chirurgo estetico Paul Albou  divenuto famoso per aver ricostruito il viso della cantante Silvie Vartan distrutto dal tragico incidente d’auto.

                                                    La Tour Eiffel vista dall’Hotel George V

Così nacque l’unico mio amore di oltralpe…Ma procediamo per gradi : intanto avevo solo sedici anni e mezzo…a casa avevo detto di passare il fine settimana nella campagna toscana …da amici ! Da quando avevo avuto la percezione  del mondo che mi aspettava fuori …delle persone, cose e avventure che avrei potuto vivere…era stato praticamente impossibile vietarmi qualsiasi cosa, la facevo e basta…troppa solitudine vissuta da piccola si riscattava così dandomi …il coraggio dei leoni… Destituiti i miei genitori da un qualsiasi ruolo educativo ….in quanto essi stessi colpevoli di aver sfasciato una famiglia nella quale mi avevano fatto nascere… mia madre non trovava il coraggio di impedirmi finalmente di vivere.
Così partita ufficialmente per la Toscana ma in realtà già sull’aereo per la Ville Lumière organizzavo mentalmente il mio tempo al fine di trarre il massimo beneficio dal quel periodo di totale libertà…cercando il modo per far visita al tenebroso amico di Franco !

                                                               La mia camera al George V

Appena arrivata in albergo al George V  chiedevo al concierge  nel mio stentato francese…..non l’avevo studiato ma …ne ero sicura…l’avevo nell’emocromo….da qualche parte….bastava trovarlo!…dove potessi trovare una cabina telefonica nell’albergo per chiamare direttamente l’Italia e rassicurare  mia madre sul fatto che sì la Toscana era una regione splendida !
…Bene , alzai la cornetta : chiesi “ Sil vous plait …l’Italie…Rome…numerò 890….9” …a quel punto  la centralinista mi rispose “Oui Mademoiselle “ e poi mi gettò nel panico più totale aggiungendo “ ne quittez pas”….mio dio non sapevo cosa dovevo fare…quale bottone mi avesse detto di premere…ricercavo freneticamente nel mio Dna il significato di quella frase….niente…il buio…l’attesa era spasmodica…ero terrorizzata che da Roma si potesse sentire quella voce francese scoprendo così dove ero realmente…qualche secondo interminabile ancora di panico…e poi la voce calda di mia madre in linea mi rasserenava …era andata… potevo continuare a mentire…
Quella sera… dopo aver cenato da sola  nel lussuosissimo restaurant dell’albergo facendomi servire un Consommè Gelée e  come dulcis in fundo un Souflèe Framboise …avevo preso appuntamento con Paul…i miei amici avevano scoperto l’impossibilità di portarmi nel Casinò Prive a causa della mia giovane età ed erano andati da soli…A momenti sarebbe arrivato  a prendermi…affascinante , capelli neri corvini, occhi celesti turchesi , venti anni più di me…non potevo davvero desiderare di più ! Ancora una volta la sensazione che provai per prima fu la concludente…sentivo il sangue girare più veloce nelle vene …desideravo solo lasciarmi guidare da lui a quei giochi che , ne ero sicura , conosceva a perfezione…

                                                  Davanti alla casa di Paul…anni dopo

Abitava e abita ancora in uno splendido appartamento affacciato sull’Arc de Triomphe in rue Tilsit, ironia della sorte proprio nella stessa piccola via dove erano andati i miei amici a giocare …Dalla camera da letto  nella oscurità della notte giungevano solo le luci del traffico , l’illuminazione calda dell’Arco di Trionfo…mentre le note soffuse di “Here comes the sun” dei Beatles suonate sopra il marmoreo camino da un registratore modernissimo formavano bagliori di luce differenti che si riflettevano per tutta la stanza …ingrandendosi.

                                        la stessa camera da letto …anni dopo
All’entrata nella casa un enorme alano tigrato ci aveva accolti festoso…per poi restare di guardia accovacciato su un tappeto Luigi XVI davanti alla nostra “chambre des jeux”…

                                                                           Alano
Dentro Paul , stappata una bottiglia di Champagne, mi aveva preso per mano e …dopo uno scambio di poche parole  storpiate tanto nel suo italiano che nel mio francese…era passato a spiegarmi direttamente il lato pratico dell’intera faccenda…mi aveva distesa sul lettone immenso,aveva curato di mettermi due morbidi cuscini sotto la testa e mi aveva detto “ attend moi deux petit seconds…Eli “…Felice aspettavo…giusto il tempo per acclimatarmi a tutto quel mondo  nuovo e insperato, bevevo le mie bionde bollicine guardando sopra al camino la sorgente di tutti i colori che seguendo le note della musica dolce si diffondeva magicamente sulle pareti…Non mi sembrava giusto cedere subito…ma mi rendevo conto che ormai ero lì proprio e solo perché la mia voglia di vivere mi ci aveva portato…quindi…ragionai sulla inutilità di resistere al piacere …di rimandare…non sarei forse partita due giorni dopo ?…dunque…Paul era di ritorno , si intuiva il suo corpo  nudo sotto la vestaglia di seta nera…ero profondamente affascinata dalla sua sicurezza…si distese accanto a me “Je suis tres content que tu est ici…” …la sua bocca sopra la mia …lo champagne che scivolava lungo il collo giù verso i seni…sentivo la sua saliva bagnarmi le labbra…la sua lingua mi prendeva….

                                                                        Abbey Road
Una profetica “Come togheter” riempiva l’aria…avevo voglia di sentire la sua mascolinità esplodermi accanto…ma lui…dolcemente approfittò  del mio desiderio per spogliarmi di tutto e ammirare il mio piccolo seno , si …poteva stare in una coppa di champagne…mi accarezzava con estrema delicatezza il capezzolo bagnandolo con gocce di MoetChandon…facendolo diventare  duro come un chiodo… e poi…per la prima volta nella mia vita…accadde una cosa stupenda…lui non voleva prendermi subito, affrettare i giochi…no…tenendo le mani sui miei seni scese a baciarmi con la bocca sulle altre mie …labbra e per me fu il paradiso…Ogni tanto smetteva di titillarmi i capezzoli per allargarmi le cosce, le apriva oltre il loro limite , schiacciandole sul lenzuolo, per prepararsi la strada ….quando ormai ogni mio residuo senso era disinibito…mi infilò con forza…facendomi gioire per il piacere che provavo nel sentirmi interamente posseduta…colma di lui godeva la mia passerina…Indimenticabile…tutto ma proprio tutto…  Indimenticabile…

Amavo mangiare i tartufi e glielo avevo fatto capire in qualche modo…così il pomeriggio successivo me ne fece recapitare due confezioni al George V…neri e sottovuoto…ero dispiaciuta di non poterlo rivedere…i miei amici romani non avrebbero permesso un’altra mia fuga e fu così che cominciò l’amore : i successivi fine settimana li passai tra Roma Parigi e Londra…si era follemente innamorato di me…

mise mozzafiato

mi aveva fatto dono di un corto soprabito in velluto rigato uguale al manto del suo gigantesco alano tigrato in modo da potermi ammirare quando camminavo per Rue Saint Germain per raggiungerlo Chez Lipp…che coppia…io e il cane …intendo !

                                                  l’adorato cane

Quando per motivi di lavoro dovetti andare in Spagna a Madrid e poi a Marbella a girare la pellicola “ Cien Mil Ladrones”…lui soffrì molto nonostante la differenza di età , forse proprio per quella, si era perdutamente innamorato di me e a quel punto era diventato geloso.

“Non che tu o io o noi si abbia la ragion del vento” diceva il poeta Francesco Serao…                                                                                                              Era proprio quello che non doveva succedere : così rischiava di perdermi completamente perché non avrei mai rinunciato a tutte le persone , gli amici che mi volevano bene e con i quali , nella mia complessa insicurezza, continuavo ad avere rapporti …dai quali continuo tutt’oggi a farmi amare…in un estrema ambizione di sentirmi importante, desiderata , per loro unica. Molti miei amori sono naufragati per la gelosia  …eppure si vedeva fin dall’inizio come ero composta …quale trauma infantile aveva causato quel mio essere infedele nella fedeltà…quasi tutti potessero tradirmi.. per cui non valeva la pena astenersi dal farlo io per prima…
Arrivai a Madrid accompagnata da mia madre per “rodare” quella pellicola che sarebbe uscita con il nome rivisitato di  “Que cosa tiene el amor”…ero ancora minorenne e lei mi aveva seguito per tutti gli anni della mia adolescenza…

                                                       Sotto il Ponte di Rialto a Venezia
Insieme avevamo passato due mesi a Venezia , alloggiavamo dietro piazza San Marco all’albergo Cavalletto mentre il resto della troupe di “Morte a Venezia” era ospitata all’Hotel Ala e al Danieli. Il costumista del film di Visconti , Piero Tosi e la sua assistente Gabriella Pescucci mi avevano preso sotto la loro ala protettiva, ne ero lusingata …entrambi premi Oscar negli anni a venire…La mattina la sveglia era terribile: bisognava essere al trucco al Lido alle cinque e trenta…dovevano arricciare i miei capelli con il ferro caldo in tanti boccoli …una tortura! Spogliati di tutti i nostri effetti personali venivamo rivestiti con i panni di inizio secolo…Visconti voleva ci ambientassimo in quella realtà il più possibile…per questo tutto il set ricreava l’ambiente descritto da Thomas Mann…anche le sottotovaglie erano originali dell’epoca…non si poteva portare in scena oggetti di uso comune nel nostro tempo…praticamente l’attesa diventava spasmodica…senza orologi, penne, giornali, libri…sembrava di essere stati catapultati in una dimensione parallela..

    
       Visconti gira al Lido la morte di Dirk Bogard                                       gondola
Non mi sono mai chiesta  cosa facesse mia madre in quelle lunghe ore…penso si riconciliasse con la vita…così amara con lei…da sola a Venezia aveva tutto il tempo per goderne il lato positivo…e poi fu così a Londra per il film “La lucertola con la pelle di donna” e …a  Madrid.

                        

                                                                 locandine del film
….La troupe era interamente formata da spagnoli con attore principale il cantante Peret , affiancato dalla bellissima Silvia Monti, mia amica di sempre, che , bontà sua , mi aveva voluto nel cast. Prendemmo possesso delle nostre camere all’hotel Luz Palacio nel centro di Madrid in posizione strategica per visitare il Museo del Prado e i dinosauri del Museo di Antropologia.    Al telefono Franco Rapetti, Rapage mi aveva caldamente raccomandato una visita alle sale del Prado, assolutamente non dovevo perdere “L’adorazione dei Magi “di Velasquez , pittore che aveva dipinto anche il ritratto di Maria Teresa di Spagna, ora nel Museo di Vienna, con i famosi due orologi simbolo sia del cambiamento dei tempi dopo la scoperta del nuovo mondo sia di un altro più profondo significato…..

 
Velasquez                                                                      Goya
Splendide le sale con la “Maja Desnuda” e il dipinto“El Coloso” di Goya…quest’ultimo artista  mi aveva intimamente turbata  con l’immagine del viso stralunato dal dolore nel quadro “ Saturno divorando suo hijo “ dipinto durante la guerra sanguinaria rappresentava un padre che divora il suo proprio figlio….orrore…mi ero rifugiata nelle ultime sale della raccomandazione …i fiamminghi…ammirando il “Trittico delle Delizie” di Jeronimus Bosh e le opere del Brughel mi riappacificai con il mondo…

                                  La ballerina del Corral de la Moreria: Lucero Tena
…Dopo tanta cultura la sera, al pranzo ufficiale al Coral De la Moreria , durante una esibizione di flamenco davvero intrigante… una minigonna marrone con cinturone ,stivali in tinta sopra il ginocchio….avevano fatto declamare a un galante ammiratore  :” se te dico luna te offiendo , se te dico sole te maltrato, se te llamo lucero me parece que te mato….deja que te llame…cielo !”…

                                  Al Coral si intravede mia madre capotavola e Silvia ed io vicine
Silvia ammiratissima  per l’occasione in minigonna  sfoggiava una cintura di leoni  e orecchini d’oro comperata dal suo amore segreto dal gioielliere  VanCleef di NewYork….ne aveva un  beutycase pieno …ogni tanto mi rifacevo gli occhi guardando quelle meraviglie luccicanti…. la pantera di Cartier o l’ultimo orologio di Bulgari…
Le riprese del film continuarono a Marbella, sulla Costa Vip, dove Alfonso de Hohenlohe aveva trasformato la sua casa  in un bellissimo albergo nella lussureggiante buganvillea…il Marbella Club…Noi purtroppo eravamo alloggiati al Marbella Hilton un mega moderno grattacielo in riva al mare…avrei preferito una stanza sul giardino a contatto con la natura invece che con il cemento …ma in fondo eravamo lì per lavorare , o no ?

                                                           la mia camera al Marbella Hilton

…Lì sulla costa dorata dal sole avevo ricevuto la mia prima richiesta di matrimonio …quando ancora non avevo assaporato un decimo della mia nuova insperata libera vita…L’ultima settimana della lavorazione del film a Marbella  vide l’arrivo di Paul…voleva chiedermi di diventare sua moglie…io, invece…non volevo neanche vederlo ! Per me era stato colpito dal fulmine della passione…era ossessionato dall’idea di farmi sua, mi voleva possedere in nome delle emozioni che stava provando…non sapeva neanche chi fossi veramente , cosa desideravo…( a parte …i tartufi…) né si chiedeva quali fossero stati i meccanismi di vita che mi avevano fatta diventare quella che ero. Mi voleva e basta…chi ero non contava…


La Maja desnuda di Goya
Quella sera in camera mia, alla 1305, c’era Bali , il cugino di Silvia…chiacchieravamo e ridevamo sul letto …senza andare oltre. Paul era arrivato nel pomeriggio con l’intento di farmi una sorpresa…me la aveva fatta…non gradita…rifiutavo anche l’idea di doverlo incontrare! Arrivata la sera la sua pazienza era giunta al limite alla pari del suo orgoglio….entrò in camera come un fulmine…Bali corse dietro una tenda e vi rimase nascosto per tutto il tempo di quella visita…scomodo testimone del mio primo rifiuto ad un legame serio di vita. Non avevo di fronte  Paul che avevo amato ma uno sconosciuto con delle pretese immotivate…invece di avvicinarmi a se, di farmi sentire il suo calore …percepire il suo desiderio guardandomi negli occhi e  farmi divampare, …invece di stringermi fra le braccia baciandomi il collo proprio lì dietro alla nuca  dove sapeva mi piacesse così tanto, o coinvolgendomi in un bacio che mi ricordasse il suo amore….lui…, l’uomo vissuto francese, se ne stava seduto sull’angolo del letto, colmo solo di folle gelosia per tutto quello che mi circondava , chiedendomi se volevo ..io..far parte per sempre della sua vita…Sicuramente a quel modo io…. non avrei voluto condividere neanche un “ratito de tiempo”…Perché quando provi l’amore  è un continuo desiderio a farsi strada nel cuore…ma il suo dove era finito? E quella gelosia da dove era spuntata ? Eppure  da quando ero arrivata in Spagna non avevo avuto né colpi di fulmine né incontri sexi di alcun tipo…nessuno mi aveva affascinato a tal punto da desiderare un rapporto più intimo.. né qualcuno mi aveva desiderato così tanto dal volere assolutamente vivermi..si era rimasti tutti al ruolo di ombre…non c’era alcun motivo per quel distruttivo ancestrale sentimento che lo animava…
Provai una sensazione di dispiacere, di perdita..…ma soprattutto di sollievo quando a capo reclino finalmente uscì dalla mia vita…

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